hyperwish - move around desire 2.0

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Festa Naba
2 luglio 2008

Concept

La sfida che l’installazione Hyperwish (move around desire) si propone, è presentare un iper-desiderio collettivo, un ponte tra dimensione individuale, espressione di sogni e aspirazioni personali, e collettiva, risultato del loro incontro nello spazio relazionale dei dati.
I fruitori possono infatti esprimere un loro desiderio sia localmente, nell’area dell’installazione, sia da remoto, tramite un sito web.
Tutti i desideri raccolti sono poi analizzati sintatticamente e riuniti in un database ricombinante di parole significative, un “archivio sensibile” che diventa l’“oggetto-evento” dell’installazione.
Si viene così a creare una mappa dinamica tridimensionale di costellazioni semantiche, che rappresentano simbolicamente sia l’ordine intimo di ogni desiderio (attraverso il criterio linguistico dell’iponimia, la subordinazione semantica di un vocabolo ad un altro di significato più generico ed esteso), sia il “disordine generativo” delle loro relazioni digitali.
Su tre schermi, appaiono rielaborate le frasi e le parole scaturite da ogni desiderio, che vengono fra loro collegate secondo una significanza sensibile: sullo schermo centrale troviamo la visualizzazione dinamica che rende percepibili le relazioni semantiche fra i desideri; le visualizzazioni degli schermi laterali riportano, in tempo reale, i “word clouds”, ossia le frasi nella loro interezza e i fili che collegano fra loro i desideri, insieme a dati statistici sulla loro ricorsività.
Una sfera appesa verticalmente, al centro degli schermi, abilita l’utente a navigare interattivamente all’interno di questo “universo del desiderio”. Manipolando la sfera, l’utente diventa attore, incorpora la sua “visione personale” nello spazio della visualizzazione, rivelando sia l’ambiente del desiderio collettivo, sia le sonorità sensibili, definite dal movimento della sfera stessa.
Grazie all’immersione nell’universo dei desideri, l’utente-attore potrà riflettere sulle proprie aspirazioni all’interno della rete sociale e, forse, riconsiderare i presupposti della propria, iniziale intenzionalità.
Il desiderio in uscita (dalla macchina e dall’installazione) sarà ancora lo stesso?

The challenge of the installation “Hyperwish (move around desire) is to build a collective hyper-wish, a kind of bridge between an individual level, that is the expression of dreams and personal aspirations, and a collective level, which ensue from their contact in the data relational space.

Users, in fact, can express their own desires both locally, through the installation area, and from remote, through a web site.
All the gathered desires are then syntactically analyzed and joined together in a re-combining database of significant words, a “sensitive archive” that becomes the “object-event” of the installation.
This process gives rise to a dynamic three-dimensional map of semantic constellations, that symbolically represents both the inner order of each desire (throughout the hyponymic linguistic principle, the semantic subordination of one word to a different one having a more generic and wide meaning), and the “generative disorder” of their digital relations.

Upon three screens, the modified sentences and words originated from each desire become visible, and are linked together according to a sensitive significance: on the central screen we find the dynamic visualization that make perceptible the semantic relationships among the desires. The visualizations of the side screens show, in real time, the “word clouds”, that are the sentences in their wholeness and the threads creating links among desires, together with statistical data about their recurrence.

A sphere is hung vertically, in the centre of the screens, to enable the user to interactively navigate inside this “desire universe”. Manipulating the sphere, the user becomes an actor, who incorporates his “personal vision” into the space of the visualization, revealing both the environment of the collective desire, and the sensitive sonority, defined by the sphere’s movement.
Thanks to the immersion in the universe of desire, the user-actor can think about his own aspirations inside the social network and, maybe, reconsider his own initial assumptions and intentionality.

Will the final desire (at the end of the process and at the end of the installation experience) be the same?

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